Andrea Spinelli è un artista poliedrico che sperimenta, inventa e trasforma. Nasce come musicista e dopo un infortunio converte la sua passione per la musica in qualcosa di unico. Ritrae dal vivo più di 500 concerti in tutta Italia e a fine agosto 2022, guardando un documentario sulle Bestie di Satana, ha un’idea: sperimentare anche in Italia il “courtroom sketching”, cioè la pratica di ritrarre dal vivo ciò che accade durante le udienze.
Andrea Spinelli diventa così il primo disegnatore di processi in Italia.
Incuriosita da questa meravigliosa e affascinate forma d’arte ho intervistato Andrea che si è reso più che disponibile nonostante i suoi numerosi impegni.
1. Come e quando è nata la tua passione per il disegno?
“Disegno da quando ero piccolo, ho iniziato dipingendo i piatti di plastica con le tempere. Facevo già i miei primi esperimenti, disegnavo fumetti e ho capito di avere un rapporto strettissimo con il disegno. Andando avanti nel tempo ho scelto il liceo artistico e poi ho continuato come autodidatta. Fino ad allora in realtà suonavo la batteria e volevo diventare un musicista. Dopo vari anni però ho iniziato ad avere dei problemi alla schiena quindi mi sono dovuto fermare.
Un periodo buio perché sapevo che non sarei più riuscito a suonare.

In quel periodo di blocco mi sono chiesto come fare a rimanere vicino ai palchi, a restare nel mondo della musica, senza suonare come prima. Un giorno ero ad un concerto con un amico e avevo in tasca un taccuino e una penna. Mi sono messo spontaneamente, senza ragionarci più di tanto, a disegnare quello che vedevo sul palco. Il mio amico ha visto gli schizzi e mi ha detto “ma questa cosa è bellissima…la devi fare”. Io però non ero molto convinto, il mio amico però ha continuato a insistere.
Da lì è iniziata e continua a durare la mia avventura nel live painting, attività che girando mi ha portato ad avere anche varie commissioni, artwork, dischi e videoclip animati come ad esempio quello di Tosca e Silvia Perez Cruz nella loro versione di “Piazza grande”.
Quindi tramite la passione della musica ho sviluppato un percorso di disegno. Ho ritratto più di 500 musicisti durante i concerti e dopo un periodo di commissioni vere e proprie è arrivata anche l’esperienza in tribunale”.
2. Come ti sei avvicinato ai disegni in tribunale?
“Mentre facevo i live painting ai concerti molte persone si avvicinavano spontaneamente e mi dicevano che assomigliavo molto agli artisti che nei film americani facevano i disegni in tribunale. Tutti dicevano così e questa cosa mi faceva sorridere, però evidentemente nel tempo ha sedimentato in me un’idea. A fine agosto mentre guardavo un documentario crime sulle bestie di Satana vedevo delle immagini alternate del processo ed è scattato nella mia testa una voce che mi ha detto: “non ho mai fatto live painting in tribunale. Perché non provare?” L’ho fatto in altri contesti, per aziende, eventi privati, per matrimoni ma mai in tribunale. Allora ho chiesto un parere ad un amico giornalista. Lui non aveva mai visto né sentito una cosa del genere nei tribunali Italiani. Mi ha consigliato di contattare Fabio Roia, il Presidente del Tribunale di Milano. Gli ho scritto senza aspettarmi nulla sia per l’assurdità dell’idea sia per la lentezza della burocrazia italiana invece, con mio stupore, il Presidente ha risposto ed è stato contentissimo dell’idea.
Da lì è nata la sperimentazione del courtroom sketching nel tribunale di Milano.

Il contrasto tra il contesto del tribunale e l’arte suscita una grande curiosità in senso positivo. Ho scoperto che molti avvocati e giudici sono dei grandi appassionati d’arte. Il giudice con cui ho parlato mi ha accolto in studio ed era molto curioso, ha smesso di fare quello che stava facendo per parlare con me di arte e di mostre. Non è banale attirare l’attenzione di queste persone”.
3. Oltre ad essere dei ritratti molto significativi hai pensato anche all’utilità dei tuoi disegni?
“Mi piacerebbe farlo diventare uno strumento alternativo alla fotografia sui giornali. All’udienza di una donna accusata di omicidio del marito, una sua amica era in stato di sofferenza e angoscia. La donna ha visto che stavo disegnando e si è avvicinata, ha iniziato a fare domande sulla mia attività e gli ho spiegato cosa stessi facendo, lei poi mi ha sorriso e mi ha detto: “questa è una forma di documentazione più umana”. Si tratta infatti di un modo di raccontare le cose in modo meno invasivo. Un modo di filtrare la realtà ma senza menzogna”.
4. Come si svolge il lavoro in aula? Quanti disegni riesci a fare e come scegli il soggetto da ritrarre?
“Cerco di fare più disegni possibile. Le udienze possono essere molto lunghe, succedono molte cose in un tempo prolungato, un’udienza può durare anche sei ore. Non programmo nulla. Ho fatto amicizia con un giornalista di Varese con cui ci scambiamo informazioni. Quando mi dice qualcosa o mi indica qualcuno di interessante tiro fuori i pennelli e inizio a disegnare. Se ho informazioni particolari miro a quello, altrimenti studio un po’ la situazione e procedo per conto mio”.
5. Che processi stai seguendo?
“Sto seguendo due processi. Il primo è un processo per omicidio a Milano, una donna cinquantenne accusata per l’omicidio del marito.

L’altro, per cui sono stato anche in aula bunker, è di corruzione ed è un processo definito dai media come caso “mensa dei poveri”. Un processo bello corposo con circa 70 imputati.

Ho parlato con la presidente “reati informatici” che diventerà poi sezione per “soggetti deboli” e potrebbe essere una bella opportunità far valere questa documentazione più umana proprio in quei contesti in cui è necessaria una maggiore protezione”.
6. Ti sei ispirato a qualcuno nel tuo modo di disegnare?
“Sono tantissime le mie influenze. Io divoro dipinti e immagini. Da piccolo ho letto tantissimi fumetti, da bambino infatti volevo fare il fumettista. Amo la casa editrice Bonelli e sono un appassionato di Dylan Dog. Ma in realtà con l’inizio della live painting la mia più grande influenza è stata la musica, sembrerà strano ma il movimento e il ritmo sono tutte cose che mi sono portato dietro. Tra gli artisti a me più cari ti potrei dire Picasso e Monet. Amo tutto l’impressionismo proprio per questa idea di catturare dal vivo un’immagine e delle sensazioni, da quello ho preso tantissimo”.
Dopo questo interessante confronto con l’artista penso che la forma d’arte del courtroom sketching presente in Americana già da molti anni sia una valida alternativa alla fotografia, ai video e alle parole dei giornali che spesso superano il confine del rispetto verso la sofferenza delle persone. Le aule sono spesso luogo di sofferenza e come detto dalla donna che con cautela si è avvicinata all’artista, questo modo di raccontare i processi potrebbe essere per il nostro paese una nuova forma di documentazione sicuramente più umana, più empatica e meno artefatta.
Susanna Marrama