Anna Delvey è una presunta ereditiera di origini europee e socialite di New York condannata a quattro anni di prigione per aver sottratto quasi trecentomila dollari ai ricchi della metropoli. La sua storia è raccontata in Inventing Anna, la serie andata in onda su Netflix l’11 Febbraio.

Anna Delvey, il cui vero nome è Anna Sorokin, è una giovane socialite che nell’arco di meno di un anno è riuscita a “scucire” 275 mila dollari a membri in vista della New York bene, spacciandosi per l’esotica erede di un diplomatico tedesco (e spacciandosi lei stessa per cittadina della Germania, ma le sue vere origini sono russe). Offrendo laute mance al personale degli hotel di lusso nei quali soggiornava, esibendo un ineccepibile gusto per l’arte e un guardaroba di classe, ha persuaso il jet set americano di essere parte di quel mondo, ottenendo servizi di lusso a credito. La Delvey ha fatto di tutto per ottenere un enorme prestito per aprire un club esclusivo ma è stata arrestata nel 2017 e condannata a una pena dai quattro ai dodici anni. È stata rilasciata nel 2021.
Da questa serie tv possiamo estrapolare una serie di riflessioni, ma più di tutte, ciò che colpisce più nel segno riguarda proprio l’abilità di Anna nel truffare le persone.
Dal punto di vista penale, il reato di truffa è tutelato dall’art 640 c.p. il quale afferma: Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.
E’ evidente che i presupposti di questo reato sono gli artifizi e i raggiri. Con il termine artifizio facciamo riferimento all’arte di ottenere determinati fini usando abilità e perizia per raggiungere particolari obiettivi; con il termine raggiro facciamo riferimento all’imbroglio e all’inganno attuati con parole efficaci e tortuose, con messe in scena appariscenti e con promesse allettanti per sorprendere l’altrui buona fede.
In questa prospettiva, è comprensibile come da parte di alcuni si sostenga che la truffa è uno dei reati più affascinanti del Codice penale in quanto si presenta come uno scontro tra intelligenze, una sorta di contesa psicologica che la gente ingaggia nei confronti della vittima, senza far ricorso alcuno alla violenza o a profili di aggressività.
La truffa è uno dei reati senz’altro più diffusi che però compare scarsamente nelle statistiche ufficiali e rientra probabilmente nel numero oscuro dal momento che frequentemente la vittima, oltre che danneggiata, è mortificata e si vergogna di essere stato oggetto di un danno che si realizza appunto in un’interazione stretta tra autore e vittima. Spesso le persone danneggiate non riescono a raccogliere gli indizi o le prove sufficienti per rivolgersi all’autorità giudiziaria e, intimorite dalla vicenda di cui sono state elemento passivo, tendono a non far conoscere l’evento criminoso di cui sono state vittime.
Collegata alla frode e alla truffa, pur con una maggiore valenza di gravità, abbiamo la criminalità dei “colletti bianchi”, che è attualmente diffusa ed è un’area di comportamenti illeciti, il cui studio è stato introdotto in criminologia da E. H. Sutherland. Questo interesse può essere collegato al fatto che nei periodi di depressione economica, il prestigio degli uomini diminuisce, i loro comportamenti illeciti diventano maggiormente noti e nei loro confronti si accentuano gli sforzi per sottoporli alle sanzioni previste per le loro condotte illegali.
L’autore di questi tipi di reato deve essere rispettabile e godere di prestigio nella società in cui vive e possedere quelle caratteristiche obiettive concentratesi nella ricchezza o nell’appartenere ad elite culturali, professionali, nobiliari o politiche. Tale delitto implica poi un abuso di fiducia, nel senso che, per la sua rispettabilità, per la sua condizione sociale e per la sua professione, questo tipo di autore di delitto può contare sulla fiducia di coloro con cui viene in contatto e approfittando di ciò viene a trovarsi in una condizione agevolata per completare la sua azione illecita.
Possiamo concludere affermando che l’attività criminosa di Anna Delvey può essere senz’altro ricondotta a questa particolare categoria di soggetti descritti da Sutherland. Attraverso la sua condotta è stata capace di truffare banche, influencer, persone famose e membri dell’élite di New York, il tutto finalizzato alla realizzazione del suo sogno: la Anna Delvey Foundation e appagare il suo desiderio di apparire ed essere riconosciuta per i suoi sforzi, cosa che con molta probabilità non è riuscita ad ottenere nell’infanzia.
Fabrizio Paone