Riflessioni sugli effetti del coronavirus nella popolazione carceraria

Il coronavirus è entrato nella vita di ogni essere umano in modo silenzioso e disarmante, ora durante la seconda ondata ci si rende più o meno conto  di quanti siano stati i disagi che questo male ha portato a livello economico, sociale, relazionale e psicologico. Una costrizione di isolamento che ha portato all’emergere di diversi disturbi, mettendo l’essere umano davanti ad una situazione nuova, diversa, in cui deve confrontarsi con il proprio essere. Questo articolo ha poco di scientifico, mentre quello che vorrei far emergere da queste poche righe è l’emotività, l’assertività ed il non giudizio.

Mi piacerebbe fosse uno spunto di riflessione per tutti noi, indirizzato a tutte quelle persone che in questo momento stanno vivendo questa grande sconfitta di quest’anno  e che allo stesso tempo si trovano in una situazione di disagio, come le persone che stanno scontando una pena, al di la del loro crimine e del motivo per cui sono in carcere vorrei focalizzare la mia attenzione sulla sofferenza che si sta vivendo all’interno degli istituti penitenziari.

Infatti il momento che stiamo vivendo purtroppo non aiuta il sistema carcerario, il quale si trova in una situazione nel quale aumentano i contagi rispetto alla prima ondata di Coronavirus, con numeri più alti rispetto a quelli di marzo-aprile. Un dato peraltro molto preoccupante è il problema del sovraffollamento  che continua purtroppo ad essere presente, considerando inoltre che alcune sezioni sono state “liberate” per creare delle apposite aree per le persone contagiate.

Da un punto di vista psicologico purtroppo la seconda ondata relativa alla pandemia da Covid 19 non ha lasciato indenne la popolazione carceraria.

In questo contesto infatti stanno aumentano i disagi e disturbi psicologici, in relazione alla situazione che si sta vivendo, oltre alle problematiche che già la carcerazione porta con se si uniscono le preoccupazioni per la salute.

L’associazione Antigone ha svolto una ricerca, è risultato che i dati raccolti all’interno di trenta istituti di pena, distribuiti in 9 regioni italiane, con 23.601 detenuti ospitati – circa il 44% di tutta la popolazione detenuta d’Italia – hanno evidenziato la significativa attenuazione degli effetti delle misure di contenimento del sovraffollamento penitenziario.

Più precisamente, secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia, al 31 gennaio 2020, nei 190 istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale, la capienza massima era pari a 50.692 unità, con 60.971 detenuti presenti, determinando un surplus pari al 20,3%

Vi sono oltre questo delle continue segnalazioni alle varie organizzazioni e associazioni presenti nel territorio nazionale rispetto alle condizioni di disagio che continuano ad esserci, viene infatti denunciata una forte carenza delle attività trattamentali, non possono essere fatti trasferimenti per avvicinare le persone ai propri familiari o al proprio paese d’origine. Inoltre si lamenta l’impossibilità di eseguire i lavori, in quanto non sempre gli istituti penitenziari hanno la possibilità molte attività vengono cessate, una grande limitazione nelle attività sportive destinate in situazioni normali ai detenuti. Per quanto riguarda le misure alternative alla detenzione vi è un rallentamento per impedire la diffusione del contagio.

L’emergenza determinata dalla pandemia rompe dunque un fragile equilibrio tra dentro e fuori, quel che accade sembra incomprensibile e misterioso. E al mistero è sempre associata la paura. Oltre a ciò le scarse conoscenze relative al COVID-19 non consentono di contenere la paura, di elaborare quanto non viene compreso, il rischio di sviluppare disturbi legati all’ansia.

In conclusione è importante quanto a volte sia necessario riflettere, senza giudicare sempre, e pensare alla sofferenza dell “altro” che spesso viene solo identificato come colpevole e diverso, poche volte come persona.

                                                                                                                                                                                                       Silvia Corvetto

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