Philadelphia

Giudice: tengo a precisare che in questa corte non conta assolutamente né il colore della pelle, né il credo politico o religioso, né tanto le tendenze sessuali delle persone, conta solo la legge.

Miller: Sì vostro onore, ma questa aula non è il paese.

Questa è la risposta dell’avvocato Joseph Miller (Denzel Washington) nel film Philadelphia dentro un’aula del tribunale dove, almeno apparentemente, non risultano sussistere pregiudizi ne discriminazioni riguardo alla razza, genere, sesso e colore. Forse in un’aula questo non accade ma, al di fuori, nella vita “reale”, il pregiudizio si percepisce ed è inutile mascherarlo sotto false sembianze.

Philadelphia è un film del 1993 e vanta come protagonisti due uomini apparentemente diversi: Andrew Beckett (Tom Hanks) uomo bianco, avvocato di successo che lavora per un famoso studio legale, apprezzato da sempre da parte dei colleghi e dai superiori; Joseph Miller (Denzel Washington) uomo di colore, avvocato che si occupa principalmente di risarcimento danni che non riesce ad avere grandi sbocchi.

Due vite diverse che si incontrano in un’aula di tribunale durante un processo che li vede rivali. La vittoria è di Andrew, il quale viene apprezzato ancora di più dai suoi colleghi. Ma questo atteggiamento dei colleghi e dei capi inizia a vacillare quando risultano più evidenti i segni della malattia contratta da Andy: l’Aids. Un malattia da molti, a quel tempo, impronunciabile, una paura mista alla vergogna che ha accompagnato uomini e donne negli anni ‘80 e nei primi anni ’90.

Philadelphia è uno dei primi film che ha trattato in maniera chiara il problema della diffusione dell’Aids in quegli anni e le discriminazioni intorno a tale argomento.

Il film però tratta il tema delle discriminazioni in modo più ampio. Andy è un uomo omosessuale che vive insieme al suo compagno sudamericano (discriminato a sua volta dall’uomo medio dell’America del nord) e se in partenza la sua vita privata non era resa visibile, successivamente, dai segni della malattia sul volto, si rende palese tutta la sua diversità, non tollerata dalla lussuosa cerchia di avvocati di un famoso studio legale. Dall’altra parte si nota anche il ruolo di Miller, uomo di colore che porta con se discriminazioni che sussistono da anni e che inverosimilmente sono presenti anche nei giorni nostri. A sua volta Miller è cresciuto con lo stereotipo della famiglia tradizionale e con l’idea di discriminazione nei confronti degli omosessuali. Miller nota i segni sul volto di Andy e sarà lui, non senza indecisioni iniziali, a difendere un uomo bianco, omosessuale e malato.

La causa messa in atto non è solo verso gli ex capi di Andy per un licenziamento senza giusta causa ma è verso la popolazione intera e verso le idee ottuse e la discriminazione. Con le parole di Miller all’inizio si nota la volontà di far capire che non è necessario solo evitare discriminazioni in un’aula di tribu rsone. Con una nuova rieducazione, che limita la paura del diverso e che non istiga all’odio tra uomini, forse, non ci si sarà neanche bisogni di entrare dentro un’aula di tribunale. Nello stato americano dove la sentenza viene letta dalla giuria popolare questo discorso ha ancora più senso. I giurati devono rispondere, quindi è il popolo che decide con tutte le sue idee e spesso con i suoi preconcetti.

È dunque necessario sensibilizzare il cittadino. La discriminazione può riguardare tutti in diversi momenti storici e della vita di ogni uomo verso un altro uomo. Prima può riguardare un uomo di colore ma inaspettatamente può riguardare Andy, uomo bianco di successo.

L’emarginazione e la discriminazione portano alla morte sociale che può degenerare fino alla morte fisica se i diritti di ognuno non riescono ad essere rivendicati.

Il film riesce a sviluppare un’incredibile empatia ed è questa la sua forza. Si combatte per difendere i diritti di un uomo malato ed emarginato ingiustamente. Dopo una dura battaglia legale Andrew e Joseph vinceranno la causa. Andy non riuscirà a sopravvivere ma la giustizia, in questo caso, è vincitrice.

Susanna Marrama

 
 

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