Lady Gucci – La storia di Patrizia Reggiani

Su discovery+ Italia si può vedere l’intervista a Patrizia Reggiani, mandante del delitto dell’ex marito Maurizio Gucci che a distanza di ventisei anni dà la sua versione dei fatti. La donna che oggi ha 72 anni e ha pagato il suo debito con la giustizia racconta il salto dal mondo dorato e cinico dell’alta società all’omicidio di quello che definisce il suo più grande amore.

Il periodo in carcere non ha cambiato la Reggiani. San Vittore denominato dalla donna VICTOR’S RESIDENCE è il luogo in cui ha trascorso 18 anni e nel quale dice: “ Mi veniva riservato un trattamento speciale”. Accomodata su una poltrona color vinaccia che si sposa perfettamente con il suo tailleur rosa confetto, sotto giacca e scarpe dello stesso colore della poltrona racconta: “dormivo, mi lavavo, scendevo giù in giardino, avevo un trattamento speciale. Il mio rapporto con le detenute era stupendo”. Rimpiange il periodo trascorso in carcere.

Nell’intervista, la cosiddetta Liz Taylor della griffe, per la somiglianza che le veniva attribuita con l’attrice, ripercorre l’incontro con l’erede di casa Gucci: “Inizialmente non mi piaceva, aveva gli occhi da pesce lesso” e comunque “con me bisognava andarci piano”. Poi 12 anni d’amore e di vita fatta di lusso, viaggi, divertimenti fino a quando Maurizio comincia ad allontanarsi da lei. Dice infatti: “Io facevo una vita incredibile, poi di punto in bianco ha preso armi e bagagli e se n’è andato” e continua: “io andavo in giro a chiedere c’è qualcuno di voi che ha il coraggio di ammazzare mio marito? Ero incazzata con Maurizio perché sapevo già che da persona debole come lui era, se non era seguito dal pugno di ferro mio, sarebbe stato un uomo perduto; e infatti così è stato”.

Lui non solo si era allontanato da lei e dalle sue figlie ma si era rifatto una vita e voleva anche risposarsi: “Quando ho saputo che Maurizio avrebbe voluto sposarsi con questa persona… che tra l’altro era una mia amica… ai tempi, ho detto: “Non è possibile”.

Parole nette quelle della Reggiani che viene arrestata il 31 gennaio del 1997, poco meno di due anni dopo il delitto, come mandante dell’omicidio dell’ex marito,  l’avrebbero aiutata Giuseppina Auriemma, una “maga” alla quale si rivolgeva spesso e Ivano Savioni, portiere d’albergo, mentre gli esecutori materiali sono identificati in Orazio Cicala e Benedetto Ceraulo entrambi pregiudicati.

Quello che in un primo momento sembrava un intrigo internazionale tra alta finanza, circuiti bancari svizzeri, sceicchi arabi si rivelò invece essere un colpo da “Banda Bassotti” come l’ha definita la Reggiani stessa.

Quello che emerge in questo documentario è che Patrizia Reggiani continua nel bene e nel male a stare al centro della scena; la stessa Marina Loi, autrice del documentario insieme a Flavia Triggiani parla di una persona magnetica, di una persona di fronte alla quale non è possibile rimanere indifferenti. Chi l’ascolta rimane colpito dalla sua espressività, dalla sua gestualità, dal modo in cui usa le pause con le quali cattura l’attenzione.

Da tutto questo si può evincere la personalità e il carattere di questa donna che, come dice il suo avvocato: “il carcere non l ’ha cambiata anzi è stata lei a cambiare il carcere”.

 

Laura Soro

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