IL SECONDO DELLA LISTA

Alle 15 del 18 ottobre del 1969 un vuoto incolmabile si crea sopra l’altare dell’oratorio di San Lorenzo a Palermo, e a quello stesso vuoto corrisponderà, qualche tempo dopo, un punto su una lista dall’altra parte del mondo. Non è solamente una macchia chiara di quasi tre metri per due quella che vede il custode nel mandamento Kelsa a Palermo, ma è il simbolo di un paese straziato dall’azione inesorabile di un morbo che non risparmia neppure la cultura della propria terra.

È la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio ad essere stata trafugata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre, una pala olio su tela dipinta nel 1600, da un valore stimato di 20 milioni di dollari. Le ricerche sono iniziate immediatamente, ma ad oggi, 53 anni dopo, l’opera non è ancora stata trovata. L’FBI ha inserito la Natività al secondo posto nella lista mondiale dei dieci tra i più importanti capolavori rubati. La vicenda del quadro ha dato avvio ad una serie di congetture e teorie sul suo destino che hanno ispirato il romanziere Leonardo Sciascia, che, grazie alla vicenda, troverà lo spunto per il suo ultimo romanzo, “Una storia semplice”, da cui verrà anche realizzato l’omonimo film.

Le notizie sul destino dell’opera sono varie e spesso contrastanti. L’unico dato sicuro della triste vicenda è che anche il Caravaggio è caduto nella trappola degli affari della criminalità organizzata, è infatti stato vittima delle archeomafie. 

Questa espressione si rifà al traffico illecito di opere d’arte e reperti archeologici: si tratta di un termine coniato da Legambiente nel 1999 che si trova nel rapporto dal titolo “Archeomafie e il caso di Villa Romana del Casale”. Quest’ultima è una villa ricca di mosaici in provincia di Enna, in cui sono stati denunciati una serie di atti vandalici e di danneggiamento delle opere d’arte ad opera di organizzazioni a stampo mafioso.

È un settore che vede il coinvolgimento di attori di tipo diverso, partendo dagli esecutori materiali del reato (tombaroli), ad intermediari come case d’asta, collezionisti, gallerie e, infine, mercanti d’arte.

La Natività del Caravaggio, secondo le testimonianze di pentiti ed arrestati per associazione a delinquere di stampo mafioso, è stata passata di casa in casa di diversi boss di Cosa Nostra, per essere poi trasferita in Svizzera da Gaetano Badalamenti nel 1970, capo della cosca di Cosa Nostra di Cinisi. L’FBI e la DIA stanno ancora indagando sul destino del quadro. In un mese che ricorda i trent’anni della ferita nazionale della Strage di Capaci, la riflessione che vale la pena affrontare davanti ad avvenimenti come questo riguarda il doppio gioco delle mafie italiane nei confronti della loro stessa patria. Da un lato il riconoscimento del valore culturale delle opere dei grandi maestri della penisola, dall’altro la mercificazione spietata: la mescolanza di questi due fattori mostra come, a volte, la cultura possa essere schiava del male. Le archeomafie sono un fenomeno tanto, troppo diffuso in Italia a causa del nostro ingente patrimonio artistico e culturale. È un’attività delle mafie tradizionali che passa inosservata, che si nutre di capolavori nascosti negli angoli delle chiese, ma che produce un danno incredibile a questa terra già massacrata dall’incessante mangia-mangia della criminalità organizzata.

Elisa Begnis

Contattaci

Seguici sui social