Genitorialità e carcere

In Italia la normativa (legge 21 aprile 2011, n. 62) prevede la possibilità per le donne detenute, che hanno figli minori di sei anni, di tenerli con sé in cella, qualora non ci siano i prerequisiti adatti per avvalersi della possibilità data, dalla stessa legge, di scontare la pena in istituti ICAM (istituti a custodia attenuata per madri detenute). Purtroppo i bambini che sono in carcere oltre a vivere in un ambiente poco adeguato alle loro esigenze psicofisiologiche, hanno purtroppo la possibilità, crescendo in un ambiente tale, di avere poi rispetto ai loro coetanei, maggiori possibilità di sviluppare problemi a livello psicologico. Il periodo più importante per lo sviluppo del bambino avviene per la maggior parte del tempo all’interno dell’Istituto penitenziario. I tanti studi a livello psicologico indicano che il primo legame si instaura nella diade madre-bambino ed è di fondamentale importanza (Bowlby, 1973).

La teoria dell’attaccamento (Bowlby), inserita nell’ottica sistemica, etologica ed evoluzionista, propone un nuovo modello psicopatologico in grado di dare indicazioni generali su come la personalità di un individuo cominci ad organizzarsi fin dai primi anni di vita.

Questa teoria fornisce un valido supporto per lo studio di fenomeni legati a storie infantili di gravi abusi e trascuratezza, correlate con lo sviluppo di un ampio spettro di disturbi di personalità, sintomi dissociativi, disturbi d’ansia, depressione e abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti.
I possibili rischi nello sviluppo del bambino, connessi al fatto di vivere in carcere con la madre detenuta, possono essere rintracciati nella deprivazione della figura paterna da una parte e dall’influenza dell’ambiente carcerario dall’altra, condizionando lo sviluppo fisico e cognitivo del bambino (Quagliata, 2010).

Infatti i bambini che vivono in carcere subiscono purtroppo una deprivazione affettiva e relazionale, è necessario essere attenti alle esigenze e ai bisogni del bambino, ma allo stesso tempo anche della madre che è appunto una madre e una donna con i suoi vissuti ed i suoi errori.

Rispetto ad un contesto “normale”, in cui un bambino sarebbe libero di giocare, di uscire con i genitori, di conoscere e frequentare altri bambini, di dormire senza che nulla possa disturbare il suo sonno, all’interno del carcere è costretto a sottostare a diverse regole e limitazioni: si può uscire solo per qualche ora con i volontari e solo nei giorni e negli orari prestabiliti e la possibilità di contatto con i coetanei, seppur talvolta presente, è comunque condizionata e obbligata dalle circostanze e non risulta affatto spontanea e libera.

Inoltre in carcere le luci sono sempre accese e sono continui i rumori, le voci e la vigilanza, tutti elementi disturbanti che compromettono la tranquillità.

Tra gli elementi più importanti che si devono tenere sempre in considerazione sono tutte quelle variabili che essendo in una condizione normale spesso vengono sottovalutate, come ad esempio, l’alimentazione, il ciclo sonno/veglia e le difficoltà che possono insorgere in futuro a livello sociale e relazionale.

Un’altra importante riflessione rispetto a questa condizione è l’allontanamento della figura paterna, che già in situazioni normali potrebbe portare ad uno sviluppo più difficile, tuttavia in una condizione simile aumenta il rischio patologie o disturbi nella persona, non essendo abituati a vivere come gli altri coetanei.

Se pensiamo infatti a quanto sia difficile il reinserimento nella società del detenuto dopo aver scontato una pena, forse possiamo avere un’idea di quello che potrebbe accadere in un bambino piccolo.

Dopo aver fatto una breve panoramica riguardo a quello che può essere lo sviluppo del bambino all’interno dell’Istituto penitenziario, vorrei concentrarmi anche su quanto sia importante la figura del padre, in quanto entrambi i genitori hanno gli stessi diritti.

Recentemente nel 2018  è stato fatto un passo molto importante a livello europeo per la tutela della genitorialità in carcere: la Raccomandazione europea del 4 aprile 2018 adottata dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa e destinata a 47 Stati membri dell’Unione Europea.

Numerosi sono gli spunti applicativi e i principi ribaditi all’interno della Raccomandazione del Consiglio d’Europa, tra i quali analizziamo i principali:

  • la parità dei figli di genitori detenuti con tutti i minori che non hanno genitori in stato di detenzione;
  • evitare l’arresto di fronte ai minori e ove questo non fosse possibile, utilizzare modalità il meno pregiudizievoli possibili nei confronti del minore;
  • Il diritto di avere contatti regolari con i propri genitori in stato di detenzione, salvo come abbiamo precedentemente accennato, nel caso in cui questo sia pregiudizievole nei confronti del minore stesso;
  • incrementare soluzioni quali: permessi, sistemi di detenzione aperta o sorveglianza elettronica;
  • deve essere permesso ai minori di poter far visita al genitore detenuto entro una settimana dall’arresto e successivamente con un regime di visita regolare, cadenzato in base alle esigenze del minore e inoltre le visite non devono interferire con gli impegni sociali e scolastici del minore;
  • effettuare le perquisizioni all’ingresso dei sistemi penitenziari in maniera adeguata rispetto al minore, con modalità che non gli creino ulteriori traumi da ingresso e visita al genitore, che potrebbero portare ad un rifiuto verso il contatto con il genitore;
  • supportare i genitori in stato di detenzione che vogliano essere partecipi dell’educazione dei figli e quindi nelle comunicazioni con scuola, servizi sociali e sanitari;
  • vicinanza del luogo di detenzione rispetto alla residenza del minore e la creazione di spazi adatti, protetti e a sua misura, dove il minore si senta a proprio agio nel relazionarsi con il proprio genitore e incrementare contatti attraverso le tecnologie tra genitori e figli;

Sia a livello internazionale ma anche a livello nazionale vi sono diversi progetti per tutelare l’infanzia di bambini che si trovano in queste situazione.

Libro consigliato: Padri dentro (La paternità in carcere, tra educazione e socioterapia) F:Emili; Libreria universitaria 2020.

          Silvia Corvetto

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