Una data da non dimenticare

Questo articolo nasce forse dal desiderio e dalla voglia di ricordare, di fare delle riflessioni su fatti successi tanti anni fa e da una parte senza alcun legame, l’unico dato in comune è la data: il 9 maggio…..e la morte. Ci tengo a sottolineare che questo non vuole essere un articolo di protesta, ne vuole sollevare delle critiche per aver accostato questi tre delitti, io sono consapevole della diversità. Ho scritto questo articolo per non dimenticare.   

Non per mettere a confronto le tragedie di cui parlo, ne per pura informazione, vorrei che trapelasse il mio intento, ossia la voglia di ricordare. Spero che possa suscitare in ogni persona che legge curiosità e far riflettere, senza giudizio. Ho scelto di farlo facendo delle riflessioni su tre terribili delitti che hanno segnato la cronaca nera italiana.

Il 9 maggio del 1978 è una data che tutti conoscono, sono stati fatti film, canzoni, serie, una data importantissima per la storia del nostro paese.
Il 9 maggio del 1978 e’ stato il giorno della morte di Aldo Moro e Peppino Impastato, due vite diverse e due tragedie che si sono intrecciate lo stesso giorno in un triste destino……
Una data che ha cambiato la storia italiana: in quell’occasione venne trovato a Roma il corpo dell’onorevole della Dc, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, mentre a Cinisi, in Sicilia, veniva assassinato il giornalista, in prima linea nella lotta contro Cosa Nostra.

Due vite diverse e due tragedie che si sono intrecciate nello stesso giorno. Unendo il Nord e il Sud, la Capitale e la provincia, nell’Italia degli Anni di Piombo.

 La mattina di quel giorno, all’interno di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani, a Roma la polizia ritrovò il corpo senza vita di Aldo Moro. Il Presidente della Democrazia Cristiana era stato rapito 55 giorni prima, in via Fani, dalle Brigate Rosse e detenuto nella cosiddetta «prigione del popolo»: era accusato dai terroristi di essere l’artefice della cosiddetta «strategia dell’attenzione» verso il Pci, per contrastare la «Strategia della Tensione».

In quel giorno dall’altra parte dell’Italia perdeva la vita anche il giornalista siciliano Peppino Impastato, un nome meno conosciuto al grande pubblico. Si era speso in prima persona per denunciare la criminalità dai microfoni di «Radio Aut», a Cinisi. Dall’emittente criticò, in maniera spesso ironica, gli affari dei criminali locali, in particolare quelli del boss Gaetano Badalamenti, ribattezzato «Tano Seduto».

Il cadavere dell’attivista venne imbottito di tritolo e fatto saltare sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani, tanto che all’inizio la sua morte venne scambiata per un suicidio. Cosa Nostra voleva farla passare per un fallito attentato terroristico.

Il 9 maggio del 1997 nel cortile dell’università la Sapienza di Roma fu raggiunta da un colpo di pistola alla nuca una ragazza di 24 anni, Marta Russo. Anche questo caso per motivazioni diverse fu al centro della cronaca nera italiana, rinominato poi “ Il delitto della Sapienza”.

L’omicidio fu al centro di un complesso caso, oggetto di grande interesse mediatico, alla fine degli anni 90, sia per il luogo in cui era stato perpetrato, sia per la difficoltà delle prime indagini, che non riuscirono a delineare un movente, vertendo ad esempio tra ipotesi non confermate come lo scambio di persona, il “delitto perfetto” o il terrorismo, e infine lo sparo accidentale; è ricordato anche per l’intervento di personalità politiche, specie a causa dell’atteggiamento dei due pubblici ministeri, ritenuto da molti eccessivamente inquisitori e che diede anche luogo a un breve procedimento per abuso d’ufficio e violenza privata. Nel 2003 fu condannato in via definitiva per il delitto, principalmente sulla base di una controversa testimonianza, un assistente universitario di filosofia del diritto, Giovanni Scattone, per omicidio colposo aggravato; un suo collega, Salvatore Ferrero, fu condannato limitatamente al reato di favoreggiamento; entrambi si sono sempre professati innocenti.

Film: I cento passi ( Diretto da Marco Tullio Giordana, 2000);

Libri: Marta Russo, di sicuro c’è solo che è morta ( Vittorio Pezzutto, 2017);

                                                                                                      Silvia Corvetto

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