Morire dentro

Dall’ultimo rapporto di Ristretti.it si registrano in carcere nel 2021 104 morti, di cui 44 morti suicida. [1]

Il 19 ottobre scorso nel carcere di Secondigliano a Napoli, un ragazzo di 34 anni condannato per rapina si è tolto la vita, impiccandosi nella giornata di domenica nella sua cella.

Questo è l’ennesimo suicidio, era un detenuto proveniente dal carcere di Torino dal quale era  evaso durante un permesso, aveva fine pena nel 2024, si tratta dell’ottavo suicidio in Campania all’interno del carcere.

Il 22 ottobre una donna ha tentato di inalare del gas da una bomboletta spray, salvata dalle guardie a Teramo.

Questi sono spesso i titoli dei terribili fatti di cronaca italiana degli ultimi giorni.

La cosa sconcertante non sono tanto gli eventi in sé che sono ovviamente gravi, ma il fatto che queste morti non provochino scalpore nella popolazione, questa risulta essere una cosa molto grave come ribadiscono i garanti dei detenuti campani, il fatto che non provochino una reazione da parte della comunità è grave, perché questo fa si che non ci siano campagne di prevenzione, di sensibilità sul tema della morte in carcere, sul fatto che ci sono uomini e donne che si tolgono la vita, questo è grave, che siamo in una società nella quale non ci si piega neanche per la morte di una persona reclusa. 

Il suicidio è la causa più frequente di morte in carcere, questo gesto in sé rappresenta ovviamente una forte fonte di stress sia per i detenuti che per gli agenti penitenziari, per queste ragioni sarebbe  molto importante attuare un programma di prevenzione per quanto riguarda l’autolesionismo  e il suicidio all’interno degli istituti penitenziari.

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