Le numerose tensioni quotidiane generano inevitabilmente uno stato di stress, inteso come reazione fisiologicamente normale ad uno stimolo esterno. Lo stress può essere generato da richieste o emozioni quotidiane percepite dalla persona in modo più o meno intenso e può avere carattere positivo (capacità della persona di sfruttare la situazione stressante e adattarsi al cambiamento) oppure negativo (incapacità di ricreare, dopo il fatto che ha generato stress, una situazione di equilibrio). Nel contesto lavorativo si parla burnout o “esaurimento da lavoro” per descrivere una situazione di eccessivo stress negativo e mal gestito.
Burnout letteralmente vuol dire “bruciato”, “esaurito, “scoppiato” ed è l’esito di un prolungato stato di stress vissuto sul luogo di lavoro e/o da questo derivato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) include il burnout nell’11a revisione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) datata 28/05/2019 che sarà in vigore dal 2022. L’OMS definisce il burnout “una sindrome concettualizzata come conseguenza di uno stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo”.Negli anni 70 la Sindrome di burnout veniva individuata solamente nei lavoratori che svolgevano professioni d’aiuto e in stretto contatto con persone che vivevano situazioni di sofferenza (es. medici, infermieri, psicologi, educatori sanitari e assistenti sociali). Negli ultimi anni la sindrome si è allargata coinvolgendo tutte le professioni in cui sussistono delle relazioni interpersonali continue (es. avvocati, poliziotti, carabinieri, insegnati e responsabili del personale nelle aziende). Il contatto frequente con le emozioni dolorose degli altri è una condizione che può generare uno stress forte e continuativo. L’empatia spesso non viene gestita in maniera adeguata e l’operatore si trova spesso eccessivamente coinvolto.
In questo periodo storico e vista l’emergenza sanitaria si possono riscontrare elevati casi di esaurimento da lavoro da parte dei medici, vista la mancanza di personale soprattutto nei reparti di terapia intensiva. I medici e infermieri sono costretti a gestire una quantità numerosa di persone oltre a fare da tramite con i familiari dei pazienti. Lo stress è elevatissimo e il contatto con la sofferenza altrui può generare un crollo, per questo è necessario monitorare la situazione di soggetti esposti a tali rischi. Rischi per la salute del medico e indirettamente per i suoi pazienti.
Con il documentario Burning Out del regista Jérôme Le Maire si entra nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Saint-Louis di Parigi. Il regista sceglie alcune sale dell’ospedale dove si susseguono numerose tipologie di pazienti. Il ritmo è frenetico, il personale medico è sempre più stressato e questo può generare inevitabili tensioni.
La Sindrome di Burnout crea una pluralità di effetti sulla persona. A livello personale si genera una sensazione di esaurimento e la caduta della propria autostima. A livello organizzativo sussiste un calo della qualità di servizio con l’aumento di sensazioni di rabbia e impazienza che può portare ad atteggiamenti aggressivi nei confronti di colleghi e pazienti.
Sintomi Fisici: disturbi del sonno, disturbi intestinali, apatia, mal di testa, senso di debolezza.
Sintomi comportamentali: assenteismo, impulsività, impazienza, irritabilità, aggressività, abuso di alcool e sostanze stupefacenti
Sintomi affettivi: mancanza di iniziativa all’interno e al di fuori dell’ambiente lavorativo, depressione, cinismo, frustrazione, distacco emotivo nei confronti del prossimo, trascuratezza degli affetti e delle relazioni sociali.
Tali sintomi possono portare a conseguenze estremamente negative. Chi soffre di tale sindrome si trova spesso a dover combattere con attacchi di ira. Il soggetto per sfogare la sua frustrazione può commettere delle azioni sulla propria persona e nei confronti del prossimo.
Sfogo su sé stessi: atti di autolesioni, abuso di sostanze e/o di alcool
Sfogo verso le persone con cui si lavora: maltrattamenti verso persone deboli come bambini, anziani o disabili, maltrattamenti verso pazienti o discriminazioni nei confronti del personale.
L’empatia si trasforma così in rabbia.
Il disagio vissuto può portare quindi facilmente a situazioni di devianza personale (atti di autolesionismo e suicidio) e ad atti di criminalità (maltrattamenti, lesioni, violenza e in casi estremi all’omicidio).
Per cercare di porre rimedio a tali situazioni è necessario prima di tutto attribuire a tale problema l’importanza che merita. Troppo spesso le situazioni a rischio vengono trascurate perché valutate come situazioni “normali” in un mondo ormai troppo rapido e stressante. La situazione viene sottovalutata sia dai colleghi sia dalla persona interessata e soprattutto dalle aziende. Il soggetto non riesce ad ascoltare i segnali di malessere che provengono dal proprio corpo i quali si presentano prima della consapevolezza mentale. Per cercare di prevenire il burnout il soggetto deve conoscere e riconoscere il problema e parlare con un professionista e cercare di trasformare lo stress negativo in stress positivo. Il problema della mancata importanza del fenomeno non è ridotto solamente a livello personale ma anche aziendale. Se un’azienda darà la giusta importanza al fenomeno tenendo sotto controllo la salute dei lavoratori il rendimento dell’azienda sarà sicuramente più elevato con una inevitabile riduzione delle situazioni di rischio.
Si dovrà quindi prendere in considerazione il giusto bilanciamento tra vita privata e lavorativa del soggetto e riconoscere in maniera tempestiva i sintomi della Sindrome di Burnout senza minimizzare le situazioni a rischio.
Susanna Marrama