Giornate intere e nottate senza uno scopo, senza un obiettivo. Un senso di apatia che coinvolge tante, troppe persone.

Spesso in alcuni casi di cronaca ciò che viene messo al primo posto è la follia incontrollata di ragazzi giovani sotto effetto di sostanze stupefacenti. Uno stato di eccitazione collettiva che porta il branco a commettere azioni violente. L’effetto delle droghe al quale si aggiunge l’appoggio dei coetanei. I giovani si caricano di un entusiasmo difficile da controllare. Si tratta di sensazioni troppo forti che vengono provate con difficoltà nella vita “piatta” di tutti i giorni.

Le sostanze stupefacenti hanno un ruolo importante nei casi di violenza ma non sono la causa principale, ciò che spesso spinge il ragazzo a commettere delle azioni violente è la carica generale e l’appoggio del branco. L’incitazione e la scommessa, la sfida e l’idea di essere rispettati e adulati per quella determinata azione e soprattutto la possibilità di sentirsi appagati per quella singola emozione momentanea.

Negli ultimi anni ci sono stati numerosi casi di uomini e donne massacrati da parte di giovani sconosciuti. Le motivazioni possono essere numerose ma spesso si tratta di futili motivi come uno sguardo o una parola di troppo. Spesso non usano oggetti ma solo la loro forza fisica, pugni e calci, per avere un maggiore contatto e un dominio assoluto sulla vittima. Un sfogo senza filtri, tra corpo e corpo. Un rabbia incontrollata e una voglia di dominare che si triplica accanto alla spinta psicologica dei propri coetanei.

Casi di cronaca riportano storie di ragazzi e giovani adulti che, attraverso i loro corpo e l’appoggio del branco massacrano un mal capitato, un uomo costretto a vivere in strada, una persona debole o un “diverso”. Anche i motivi di fondo razziale a volte sono solamente una scusa per sfogare la propria rabbia. Il razzismo come vanto e come scusa per il massacro.

I casi riguardano soprattutto ragazzi dai 16 ai 25 anni che agiscono in gruppi di 3/8 persone. Sono ragazzi e giovani adulti spesso abbandonati dall’educazione genitoriale e familiare, costretti a trovare una “famiglia” alternativa, tra coetanei annoiati senza uno scopo se non quello di procurarsi dei brevi ma intensi istanti di adrenalina.

Non si tratta esclusivamente di famiglie disagiate o con gravi problemi ma di famiglie di ogni genere, benestanti o proveniente da quartieri periferici. Spesso le famiglie non si accorgono neanche delle problematiche. Pensano di aver cresciuto un figlio “modello” e sono pronti a fare di tutto pur di proteggere questa loro convinzione.

Nel libro “La cena” di Herman Koch e nella trasposizione cinematografica “I nostri ragazzi” di Ivano De Matteo, si affronta proprio questa difficile tematica. Due coppie sono costrette ad affrontare gli errori commessi dai loro figli che necessariamente ricadono anche su di loro.

Si ritiene estremamente importante trovare uno scopo e dei momenti che siano altrettanto intensi per i ragazzi e per i giovani adulti al fine di far provare un’adrenalina diversa e positiva. Scavare nelle caratteristiche profonde del ragazzo e trovare insieme quei piccoli momenti di felicità in grado di cambiare il loro punto di vista. La ricerca di un’adrenalina positiva e costruttiva che sia in grado di superare i momenti di illusoria felicità che il giovane può provare durante un vile ed inutile pestaggio.

Susanna Marrama

Contattaci

Seguici sui social