ARTISTI E KILLERS

“Ogni opera d’arte è un crimine non commesso”, scrisse Theodor Adorno, filosofo del ‘900, come a lasciare intendere un sottile legame tra l’arte e il crimine. Un filo che unisce due mondi agli antipodi, poco equiparabili ma che, a parer mio, si incontrano in un comune denominatore: la follia. E con ciò non intendo dire che la follia è tipica dell’artista, come non credo sia affatto folle pensare che il serial killer infondo non è altro che un artista, certo un artista del crimine con un comportamento sconsiderato ma che allo stesso tempo cura minuziosamente ogni piccolo dettaglio del suo agire, come un artista curerebbe ogni piccolo dettaglio della sua opera d’arte.

E infondo, pensiamoci un attimo, per un killer, l’omicidio, il suo agire, il suo piano così attentamente studiato, cosa rappresenta se non un’opera d’arte?

Ogni artista ha la propria tecnica, ogni killer ha la propria tecnica, ogni serial killer ha la propria tecnica. Potremmo quasi parlare di modalità di espressione, di esternazione della personalità attraverso il compimento di un qualcosa, che nell’espressione più grave è un omicidio. E, se volessimo osare ancor di più in questo parallelismo, io direi di soffermarci sul fine ultimo del “lavoro” di queste due figure. A cosa punta un’artista? Alla fama, alla gloria, ad essere ricordato, direi. Ed è la stessa esigenza di fama e di grandezza che spinge un omicida a diventare seriale. Non basta uccidere, c’è la necessità di farlo in grande, di farlo più volte, di lasciare un segno, di firmare il proprio omicidio in modo tale da essere riconosciuti.

Ogni serial killer ha il proprio modo d’agire, il proprio modus operandi, e questo, attenzione, non va confuso con la firma che viene lasciata sulla scena del crimine.

Il modus operandi consiste nel modo di eseguire un omicidio in senso stretto, è la tecnica e, in quanto tale, può variare e senz’altro migliorare. È propriamente come un soggetto uccide. Carmelo Lavorino, criminologo del ‘900, ha definito il modus operandi di un omicida come una “Matrice Organizzativa Cronologica dell’Omicidio” dividendola in ben 8 fasi: la fase decisionale, la fase organizzativa progettuale, la fase di predisposizione della vittima, la fase di preparazione della scena del crimine, la fase attuativa, la fase di over killing e after killing, la fase di alterazione della scena e auto copertura e la fase di distanziamento dall’omicidio. In numerosi casi questi assassini seriali non hanno neppure un movente ma anzi sono spinti da un impeto occasionale che porta a scegliere la loro vittima in modo del tutto casuale; talvolta, invece, ciò che spinge l’assassino alla scelta della vittima non è un caso ma è la sua natura, i suoi impulsi, il suo vissuto e la sua sfera psicologica che lo indirizzano a compiere una determinata scelta, la stessa che si ripete per ogni omicidio; c’è ad esempio l’uomo omicida che sceglie sempre le donne che hanno un determinato colore dei capelli perché magari gli evocano ricordi del passato e vogliono provocare dolore a quel tipo di donna, a quel tipo di ricordo. E proprio tutte queste sfaccettature hanno portato, nel tempo e dopo anni di studi, a delineare anche i diversi profili criminali come quello del predatore, del cannibale, del sadico, della vendicatrice, della predatrice.

Ma il modus operandi non è l’unica cosa da analizzare, ciò che caratterizza i serial killer è la loro necessità di firmare la scena del crimine.

La firma del serial killer invece è quell’elemento caratterizzante, unico, preciso, pieno di sé e volto ad appagare il desidero; si avverte l’esigenza di distinguersi ma soprattutto di fare in modo che chi guarda riconduca l’omicidio a quel determinato omicida attraverso dei piccoli dettagli lasciati lì, proprio come una firma in calce ad un dipinto. Leggo il nome e mi porto alla mente l’artista, scruto la firma e mi porto alla mente l’autore. La firma fa emergere quelli che sono i reali desideri, la sete di lussuria, di grandezza, di onnipotenza.

Firmo, come un artista, il mio quadro di urla, di lotta, di sangue, di lame, di dolore, di morte.

 

Maria Grazia Cucco

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