Il termine Metaverso è ormai sulla bocca di tutti ma è già da qualche anno che si cerca di immaginare una nuova realtà virtuale. A cosa ci riferiamo quando parliamo di Metaverso?
Il Metaverso è uno spazio virtuale condiviso e interattivo. Uno spazio tridimensionale dove le persone fisiche possono interagire utilizzando Avatar personalizzati. Si può entrare nel Metaverso per gioco o per svolgere delle attività quotidiane come riunioni di lavoro, acquisti e attività di svago. Non è quindi progettato solamente per gli amanti dei videogiochi che avranno un’immersione totale in una nuova realtà ma è indirizzato a tutti.
Ready player One, Matrix, Nirvana sono solo alcuni dei tanti film sulla realtà virtuale.
Pellicole futuristiche così affascinanti proprio perché lontane dalla realtà. Ma se il confine tra il reale e il virtuale diventasse sottile fino a confondere i due mondi? Con il Metaverso questo potrebbe accadere. Un luogo dove ci si può incontrare, andare al cinema, a teatro e a fare la spesa.
Attività quotidiane vissute attraverso dei visori. Il tuo io reale si annulla lasciando il posto al tuo Avatar. Ma se è così simile alla realtà allora nel Metaverso è possibile commettere anche dei reati. Risulta così necessario creare strumenti in grado di prevenire e combattere casi di furti di identità, diffamazione, abusi e adescamento di minori.
In questo panorama di supposizioni e di immaginazione di come effettivamente sarà la nostra vita nel Metaverso, forse così simile a quella riprodotta nei film, una cosa sembra spaventare ed è la mancanza di controllo. La possibilità di fare veramente tutto all’interno di un mondo idilliaco dove non esistono regole e dove tutto potrebbe essere minimizzato perché, in fondo, non si tratta della realtà….
Si tratta però di una realtà virtuale che riproduce totalmente la nostra quotidianità. Quindi ci si domanda qual è realmente il confine tra realtà e finzione, tra il proprio essere e un Avatar e anche tra azione lecita e illecita. Chi farà rispettare la legge e le regole sociali nel Metaverso?
L’obiettivo del Metaverso è proprio quello di simulare la realtà, quindi di farci sentire realmente trasportati in un’altra dimensione. Uomini e donne sono coinvolti anche se la loro persona viene rappresentata da un avatar. Ma se una ragazza o ragazzo nati nell’era digitale e in questo caso nel virtuale passano gran parte del loro tempo nel Metaverso come possono affrontare le situazioni che avvengono al suo interno? Se si ritrovano minacciati, diffamati e accerchiati da altri avatar quale sarà l’effetto su di loro? Non sentiranno realmente la violenza sulla loro pelle?
Si sono riscontrati alcuni casi di violenza nei primi esperimenti di realtà virtuale:
- Chanelle Siggens è una ragazza che all’interno di un videogioco si è trovata di fronte ad altri Avatar che mimavano il gesto della masturbazione;
- Vicky Wyatt racconta le sue sensazioni di profondo disagio dopo essere stata accerchiata da più Avatar e condotta in una stanza;
- Nina Jane Patel in Horizon Worlds un gruppo di avatar l’ha palpeggiata, aggredita verbalmente e “violentata”. Patel scrive: “La realtà virtuale è progettata in modo che mente e corpo non percepiscano la differenza fra esperienza digitale e quella reale. La mia risposta fisiologica e psicologica è stata come se quella brutta cosa fosse accaduta nella realtà”.
Il rischio è quello di minimizzare determinate situazioni perché vissute non sulla propria pelle.
Ma se ad esempio una ragazza nata e vissuta nell’era digitale vive buona parte della sua giornata nel Metaverso siamo proprio sicuri che un gesto di violenza non lo senta realmente come reale e che non ci siano delle ripercussioni negative su di lei?
Nina Jane Patel ha raccontato la sua esperienza e si è stupita per la poca solidarietà e per quanto il fatto sia stato minimizzato. Le risposte al suo racconto sono state: “Non essere sciocca, non era reale” oppure “stai cercando solo di attirare l’attenzione su di te” oppure “Gli avatar non hanno la parte inferiore del corpo da aggredire”».
Tecnicamente è vero, in alcune realtà virtuali gli avatar non hanno la parte inferiore del corpo ma ciò non giustifica dei comportamenti aggressivi, molestie, violenze verbali e violenze fisiche realizzate anche attraverso una mimica inequivocabile. Il voler minimizzare può essere qualcosa di realmente preoccupante in una realtà virtuale in espansione dove non sussistono ancora delle regole ben definite. Per questo Meta (azienda di facebook che gestisce il Metaverso dove è stata aggredita la ragazza) ha deciso di imporre un “distanziamento virtule” di almeno un metro tra gli Avatar. Solo questo fa capire quanto è necessario aprire gli occhi di fronte a problematiche reali in un mondo apparentemente (solo apparentemente) lontano dalla realtà.
I casi di violenza hanno portato i media, i social network e gli esperti ad affrontare tale argomento. La necessità di considerare anche eventuali aspetti negativi della realtà virtuale e di porre una rete di protezione e consapevolezza. A volte però tale aspetto viene minimizzato considerando la violenza virtuale ben lontana da quella fisica. Si tratta di argomenti di cui si discuteva anche prima dell’avvento dei social ma abbiamo visto come la diffamazione, il bullismo, le minacce possono avere un impatto forte e a volte irreparabile sulla pelle di tutti.
Susanna Marrama