Ted Kaczynski – Un vero genio in preda ai propri deliri

Probabilmente in molti già conoscono la storia di questo ingegnoso terrorista dalla apprezzabile formazione accademica: Theodore John Kaczynski, noto alle cronache come Unabomber, è stato un professore di matematica in diverse università americane di prestigio, nonché un serial killer dal modus operandi alquanto atipico.

Nasce nel 1942 a Chicago da una famiglia di origine polacca e, dopo una brillante carriera scolastica e universitaria (secondo test ufficiali possedeva un quoziente intellettivo di 167, a fronte di una media globale classificata tra i 90 e i 109 punti: questo gli permise di saltare un anno di scuole superiori), Ted diventa professore universitario presso l’università del Michigan nel 1967, anno in cui ottenne il suo dottorato di ricerca grazie alla cui tesi ottenne il premio Sumner Byron Myers, dedicato annulamente alla migliore tesi in matematica degli Stati Uniti. Dopo due anni di attività nella facoltà, decise di ritirarsi a vita privata: con i suoi risparmi era riuscito ad acquistare un terreno boschivo ed isolato non troppo lontano dalla città di Lincoln, in Montana, dove costruì, con estrema attenzione ai dettagli in collaborazione con il fratello David, un capanno di pochi metri quadrati che divenne la sua dimora fino al 3 Aprile 1996, data del suo arresto. In quelle zone così appartate e incontaminate, non era insolito trovare persone che volessero vivere come eremiti a contatto con la natura, pertanto la sua presenza non insospettì particolarmente le persone che gli vivevano vicino, ovvero nel raggio di qualche kilometro. L’importante scuola sociologica di Chicago del suo tempo, che trova il suo maggiore esponente nel sociologo Howard Saul Becker, non avrebbe esitato a definirlo come Outsider, ovvero (brevemente) come individuo che, assoggettato dalla concezione che il proprio contesto sociale aveva di sé, fece propria questa concezione di individuo ‘fuori dagli schemi’ e adattò le proprie attività ai propri ideali perseguendo uno stile di vita inconsueto.

 

All’interno del proprio capanno, Kaczynski progettò e si dedicò pressocché unicamente alla produzione di armi artigianali e pacchi esplosivi, che spedì o recapitò a diverse persone, generalmente associabili al mondo delle compagnie aeree e delle università (16 gli ordigni inviati, per un totale di 3 morti e 23 feriti).
Si trattava di ordigni rudimentali, confezionati con mieticolosità, senza lasciare tracce che potessero ricondurre a chi le avesse costruite e con l’utilizzo di materiali reperibili facilmente, quali scheggie di legno o di metallo e miscele esplosive, composte principalmente da nitrato d’ammonio e polvere d’alluminio, che riuscirono a mettere sotto scacco per quasi 18 anni il corpo di polizia più famoso al mondo: l’FBI.

 

Per quanto deprecabile fosse l’attività dell’ex professore universitario, la matrice ideologica da cui derivavano le sue follie omicida risulta essere molto lucida e improntata su una forte critica al sistema socio-economico del tempo.

Una svolta nelle indagini per la sua cattura si ebbe nel Settembre del 1995, quando, dopo aver ferito 16 persone e ucciso 3 destinatari dei suoi pacchi nel periodo che va dal Maggio 1978 all’Aprile 1995, fu lo stesso Ted Kaczynski ad inviare alle principali testate giornalistiche degli Stati Uniti un saggio di circa 35000 parole intitolato ‘La società industriale ed il suo futuro’: un testo dalla connotazione quasi profetica, con una narrativa particolarmente curata e con contenuti di forte critica verso l’industrializzazione dilagante del tempo e il sistema economico in sé. Qui erano esposti tutti i suoi principi, con una forte disapprovazione di quella che viene da lui definita l’ideologia “di sinistra”, ma ancor più alla struttura economica e sociale del tempo, denunciando il forte distacco e l’induzione dei singoli individui all’edonismo causata perlopiù da un’alienazione dagli obiettivi lavorativi concreti, con conseguente crescita della frustrazione, della rabbia e della tendenza alla depressione per ognuno.

Nel punto 59 del suo Manifesto (la cui lettura non è affatto scorrevole, ma ugualmente molto interessante), arrivò a categorizzare tre tipi di istinti umani: coloro che possono ritenersi soddisfatti con il minimo sforzo, coloro che sono soddisfatti soltanto da uno sforzo personaleingente ingente e coloro che non possono essere soddisfatti da qualsiasi sforzo possa essere fatto da loro stessi, criticando il fatto che la società del tempo non si curasse delle ripercussioni psicologiche su coloro i quali appartenessero al terzo gruppo, basandosi esclusivamente sull’efficacità e la funzionalità di chi, per indole personale, appartenesse ai primi due gruppi: da qui, e da tanti altri punti presenti nel manifesto, risulta evidente il senso di inadeguatezza che vivesse il serial killer.

 

Anche lui stesso in una intervista dichiarò che arrivando alla metà degli anni ‘80 alla giornalista Lauren Johnson, i suoi sabotaggi erano frutto esclusivamente personale della rabbia e della vendetta per i propri trascorsi, dato che il contesto imprenditoriale e il modello economico su cui si radicavano lo sviluppo delle strutture sociali e lavorative, soprattutto negli Stati Uniti, erano giunti ad un punto di non ritorno per il quale non potesse essere possibile proporre od instaurare un nuovo tipo di economia, più sostenibile ed in linea con quanto soltanto brevemente enunciato successivamente nel manifesto (l’opera inviata dal serial killer godeva di una stesura formale di pregio, ma mancava nei contenuti di una proposta alternativa al tanto criticato sistema in essere).

 

Questo testo fu la chiave di volta per la risoluzione delle indagini e per la cattura di Unabomber: da qui la task force dell’FBI fu capace di effettuare un’analisi forense dello stile di scrittura utilizzato per il testo e, grazie alla segnalazione del fratello David Kaczynski e all’intuizione di sua moglie Linda Patrik, le indagini furono indirizzate verso colui che risultò essere il criminale più ricercato dall’FBI tra gli anni ‘70 e gli anni ‘90. Successivamente a queste segnalazioni, si scoprì che la personalità di Ted potessere essere stata compromessa nella sua integrità da alcuni esperimenti illegali, rientranti nel progetto MK-Ultra intrapresi per conto della CIA, e che il professore Henry Murray condusse sul soggetto quando aveva appena 16 anni ed era già iscritto, per meriti, alla prestigiosa università di Harvard. Questo, come molti altri indizi derivanti dalla comparazione del registro linguistico utilizzato per la stesura del Manifesto e delle scritture private di Theodore Kaczynski, fu uno dei fattori cruciali per l’equivalente del mandato di perquisizione nel terreno di sua proprietà, e dunque per l’arresto nel 1996.

Adesso Ted Kaczynski è detenuto in una struttura medica di una prigione federale in North Carolina, dopo che, nel 1998 si rifiutò di essere dichiarato mentalmente instabile, come avrebbero voluto gli avvocati della difesa d’ufficio al fine di evitare la pena di morte, al fine di non far perdere valore ai propri ideali descritti nel Manifesto. Dal 1998 ha passato il suo tempo in isolamento in un carcere di massima sicurezza in Colorado, fino al Febbraio 2022, quando gli è stato diagnosticato un cancro irreversibile tale per cui la sua aspettativa di vita non supera i due anni.

 

Al giorno d’oggi la storia di Theodore John Kaczynski rimane una pietra miliare tra gli studiosi di criminal profiling, nonché un incubo di alcuni degli agenti e impiegati dell’FBI che passarono anni e anni della propria carriera alla ricerca di un omicida fantasma capace di rimanere in incognito e di operare in sordina per moltissimo tempo, ma più è recentemente è stato anche di ispirazione per alcune serie TV.

Una di queste è senza dubbio “Manhunt: Unabomber”, prodotta da Discovery Channel e disponibile su Netflix dal 2017, che racconta le evenienze collegate alla vicenda in modo romanzesco, incentrandosi sulla prospettiva di un agente che ebbe un ruolo da protagonista per le indagini (John Fitzgerald, interpretato da Sam Worthington), grazie alla sua focalizzazione degli studi sull’analisi dei testi e del registro linguistico utilizzato dal ricercato. Per chi volesse approfondire il tema, sulla stessa piattaforma è disponibile una docu-serie chiamata “Unabomber – In His Own Words”, che raccoglie le interviste di alcune delle vittime e delle persone direttamente coinvolte nelle indagini utili per la cattura del serial killer sotto una prospettiva più realistica e pragmatica.

La visione di entrambe le serie e lo studio di questa personalità emblematica danno modo di avere una visione globale sul personaggio e sui suoi principi, per poterne apprezzare le motivazioni più che le azioni che ne conseguono, e (perché no) la reinterpretazione più costruttiva e meno distruttiva verso una società che si adatti più all’individuo, e non viceversa.

Alessandro Auc

Contattaci

Seguici sui social