Aiutiamo le donne a difendersi

“Uccisa a 26 anni dall’ex, nel suo diario: Ore 9, mi segue ancora”

“Uccisa in strada dall’ex. Il post agghiacciante del killer ricercato: Aspetto il momento giusto”

“Per il medico legale fu omicidio: Bruciata e morta dopo una tremenda agonia”

Questi sono solamente alcuni dei tanti, troppi, titoli che negli ultimi mesi hanno invaso giornali online, riviste e telegiornali. L’ultimo femminicidio è avvenuto a Reggio Emilia da parte di un 24enne, Mirko Genco, nei confronti della sua ex Juana Cecilia Loayza, strangolata e accoltellata in un parco vicino casa. Mirko Genco era stato già condannato per violenze nei confronti della sua precedente compagna ed era stato già arrestato due volte dopo le denunce di Juana per atti persecutori. L’uomo è stato poi scarcerato e sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ma dopo pochi giorni è stato fermato di nuovo per non aver rispettato il divieto ed aver raggiunto di nuovo la donna. Sottoposto agli arresti domiciliari questi furono poi revocati dopo la sentenza di patteggiamento di reclusione a due anni con pena sospesa. L’uomo era così di nuovo libero e, secondo quanto indicato dalla cronaca, una foto di Juana sorridente insieme agli amici avrebbe fatto scatenare la voglia di vendetta da parte dell’uomo. La felicità anche momentanea della ragazza non si poteva sopportare e la voglia di possesso non si poteva placare in nessun modo. Genco oltre ad essere un ex compagno maltrattante ed omicida è stato anche una vittima. Infatti secondo le notizie riportate recentemente l’uomo è un orfano di femminicidio, sua madre è stata uccisa di botte dal compagno con cui conviveva nel 2015. Una catena di violenza e dolore che ha portato alla morte di un’altra vittima innocente.

I nonni di Mirko Genco dichiarano che l’uomo era una persona gelosa e possessiva e nei momenti di rabbia non resisteva e tendeva a minacciare tutto e tutti. “Ma erano solo parole…o così credevamo”.

Secondo un’amica della vittima: “Juana è stata ammazzata due volte: dalla legge e da quell’orco”.

I casi di femminicidio in Italia sono diventati troppi e ciò non è più sostenibile. Risulta necessario un intervento non solo attraverso le campagne di sensibilizzazione ma soprattutto attraverso un vero cambiamento culturale. Una riforma mentale per uomini e a volte purtroppo anche nei confronti di alcune donne che minimizzano alcuni atteggiamenti.

La paura di non riuscire a farcela da sola, la tendenza a giustificare comportamenti ingiustificabili porta a una forma di schiavitù. L’aiuto esterno può aiutare ad aprire la mente contro una chiusura culturale, familiare o nei confronti di autoconvinzioni spesso associate alla violenza psicologica da parte di uomini abusanti.

Oltre alla convinzione o all’autoconvinzione delle vittime di poter gestire la situazione si unisce la paura di eventuali conseguenze in caso di denuncia. La paura di esporre ad eventuali rischi anche la propria famiglia e i propri figli senza avere nessuna protezione.

Oltre alla sensibilizzazione e all’aiuto c’è bisogno quindi di una vera riforma per maggiori garanzie nei confronti delle vittime, altrimenti le denunce invece di aumentare caleranno per una sfiducia totale. Assicurare una maggiore tutela permette di far aumentare la fiducia nei confronti delle istituzioni, in questo modo le vittime possono avere una maggiore spinta nel voler denunciare maltrattamenti, abusi e atti persecutori.

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne e molte saranno le iniziative presenti in tutta Italia ma un giorno non basta, considerando che in Italia, secondo le segnalazioni raccolte dalle divisioni anticrimine delle questure, al giorno ci sono 89 vittime per reati di genere e nel 62% dei casi si tratta di maltrattamenti in famiglia. Nel 72% dei casi di femminicidio l’autore è il marito o l’ex marito e in un caso su due attraverso l’uso di armi da taglio. Questi sono alcuni dei dati diffusi durante la presentazione a Catania della campagna di prevenzione della Polizia contro la violenza sulle donne “Questo non è amore”. Aiutiamoledonneadifendersi è l’hashtag scelto dalla polizia di Stato per l’evento di lancio dell’edizione 2021 di “Questo non è Amore” arrivato alla sua quinta edizione.

Si deve riuscire a spezzare una catena di rabbia e di abitudine da parte di uomini che hanno la necessità di dimostrare la loro forza e possesso attraverso la violenza. Una mentalità ottusa e debole incapace di affrontare qualsiasi tipo di sconfitta o delusione. La necessità di dimostrare la propria “virilità”, rivendicare l’umiliazione di essere stati lasciati, la noia, lo sfogo personale, la rabbia, l’impossibilità di vedere nel volto di una donna la spensieratezza accanto ad altre persone sono solamente alcuni degli assurdi motivi che spingono alla violenza. Atteggiamenti non giustificabili che hanno bisogno però di una riforma culturale e sociale perché spesso si tratta di atteggiamenti che possono derivare da situazioni familiari di violenza o a causa di mentalità ancora troppo ottuse. Un patriarcato generazionale a volte sostenuto consapevolmente o inconsapevolmente anche da molte donne.

Libri consigliati:

– “Ferite a morte” di Serena Dandini e Maura Misiti: libro che vuole dare voce alle donne che hanno parlato poco o sono state poco ascoltate con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi.

– “Là dove inizia l’orizzonte” di Carmine Ammirati: il libro autobiografico che Carmine Ammirati, orfano di femminicidio, ha scritto per raccontare senza veli il suo personale e difficile cammino verso il cambiamento.

– “Living With The Enemy” di Donna Ferrato: libro fotografico che racconta le storie e le immagini di donne vittime di violenza domestica.

Foto di Donna Ferrato

Two days later, still in the hospital, and unable to hold down any food in her bruised stomach, Diane examines her face. Minneapolis, Minnesota

Susanna Marrama

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