Devianza e delinquenza: noia adolescenziale come possibile causa del crimine

Risulta sempre particolarmente complesso conoscere il limite tra un’azione deviante e una delinquente o criminale. Si parla comunemente di devianza quando il minore si allontana dalle regole sociali, senza arrivare ad una effettiva consumazione del reato. Gli atti devianti sono spesso indirizzati verso persone che hanno solamente un ruolo di “oggetto” su cui sfogare le proprie frustrazioni.

Tali comportamenti possono successivamente tramutarsi in veri e propri reati. Questa è la differenza tra devianza e delinquenza. Quest’ultima infatti non si limita ad essere un’azione non conforme alle regole sociali ma è una reale violazione delle norme del codice penale. Evitare questo passaggio risulta però particolarmente complesso, questo perché l’adolescente ha spesso un atteggiamento di sfida e non ha fiducia nel prossimo.

Il ragazzo non si rende conto della gravità del fatto e un processo penale può essere addirittura un motivo di vanto con gli altri componenti del gruppo. L’adolescente che affronta questa nuova esperienza da “adulto” sente di avere ottenuto una sua identità e di essere uscito dall’anonimato.

I ragazzi però se da una parte non rispettano le regole dall’altra le esigono. Il minore vuole una persona che lo indirizzi verso una strada da percorre. Spesso però tali regole non vengono imposte oppure risultano essere delle regole negative nate in un ambiente criminale dove il ragazzo è stato costretto a crescere.

Quando si pensa ad un ragazzo “delinquente” si fa riferimento a giovani vissuti in un ambiente familiare e sociale povero e criminale.

Nel film “Certi bambini” diretto da Andrea ed Antonio Frazzi, viene raccontata la storia di Rosario, un ragazzo in conflitto tra la possibilità di prendere una strada diversa e il continuo richiamo alla criminalità provocato dalle persone che lo circondano. La difficoltà immensa di resistere al male porta il ragazzo a farsi inghiottire dalla delinquenza.

“Certi Bambini” film del 2004 diretto dai fratelli Andrea ed Antonio Frazzi. Tratto dal romanzo di Diego De Silva, ex avvocato penalista.

La convinzione di racchiudere i reati solo all’interno di ambienti difficili e con maggior grado di criminalità viene però smentita. Infatti molto spesso a commettere reati sono ragazzi che provengono da famiglie benestanti.

Il film di Sofia Coppola “The Bling Ring” narra una vicenda realmente accaduta tra il 2008 e il 2009 a Los Angeles. Un  gruppo di adolescenti, di famiglie agiate, commettono furti di abiti e accessori costosi presso le abitazioni di numerose celebrità. Le vittime erano icone della moda a cui i ragazzi volevano assomigliare a tutti i costi. Controllavano gli spostamenti delle  vittime tramite le notizie in tv e sul web per entrare liberamente nelle loro ville.

I reati commessi da ragazzi cresciuti in ambienti apparentemente positivi sono principalmente: furto, rapina, rissa e spaccio di sostanze stupefacenti. Il motivo di tali reati sono spesso dovuti ad una carenza di affettività. Si riscontra così una povertà non economica ma relazionale.

In molti casi le azioni vengono commesse senza una reale motivazione ma solamente a causa di una forte noia da parte di gruppi di adolescenti che, per superare la routine a cui sono ancorati, compiono degli atroci gesti nei confronti di vittime prese a caso, solo per soddisfare uno sfogo momentaneo.

La cronaca ha visto negli ultimi anni una pluralità di casi di adolescenti che hanno commesso omicidi con la sola voglia di provare emozioni forti. Nel 2007 in un piccolo paese dell’Ucraina orientale tre adolescenti hanno ucciso diciannove persone riprendendo le scene con il cellulare. Nel 2013 ad Oklahoma City tre ragazzi hanno seguito in macchina e ucciso uno studente ventiduenne mentre faceva jogging. Nel 2016 in Italia due ragazzi sotto effetto di sostanze stupefacenti e alcool hanno torturato ed ucciso un loro coetaneo per la sola voglia di capire cosa si prova a commettere un omicidio.

Il film hollywoodiano del 1959 “Compulsion” (in Italiano “Frenesia del delitto”), tratto dal romanzo dello scrittore Meyer Levin, si ispira al caso Leopold e Loeb. Si tratta del caso di due giovani benestanti che nel 1924 uccisero un quattordicenne per il puro gusto di farlo e per il desiderio di realizzare il delitto perfetto. Prima dell’omicidio i due ragazzi avevano commesso numerosi furti e la motivazione risultava sempre la stessa: combattere la noia e confermare il loro senso di onnipotenza.

Nathan Leopold e Richard Loeb
Scena tratta dal film "Compulsion" del 1959 tratto da Richard Fleischer

I gruppi di adolescenti annoiati, privi di obiettivi e senza regole, indipendentemente dal ceto sociale e dall’ambiente a cui appartengono, posso compiere azioni criminali. La noia provoca la necessità di percepire delle sensazioni forti, un’adrenalina non controllabile che fa sentire invincibili soprattutto se le azioni devianti e criminali non vengono punite per lunghi periodi. Si supera l’idea del rispetto verso gli altri e si accresce l’idea di onnipotenza.

Il periodo adolescenziale e quello successivo dei giovani adulti inizia a segnare la strada di ognuno indipendentemente dal passato e dall’ambiente frequentato. Inizia il periodo delle scelte che molto raramente si è il grado di prendere da soli. La forte energia adolescenziale può essere indirizzata però verso delle passioni nascoste e mai scoperte dal giovane. In questo modo risulta più semplice convivere con inevitabili momenti di noia i quali, se gestiti, possono essere sfruttati in modo positivo. Si può così ridurre quella frenesia insana che supera le regole sociali e che in alcuni casi porta alla delinquenza.

Susanna Marrama

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