Il carcere e la Mindfulness

Per Mindfulness si intende il raggiungimento della consapevolezza di sé e della realtà nel momento presente e in maniera non giudicante. Possiamo definirla come la capacità o l’attitudine ad orientare la nostra attenzione al nostro mondo interno. Ci aiuta a riconoscere e a vivere il presente come un opportunità di scoperta e di crescita, lasciando andare le paure, i desideri e le aspettative che potrebbero sorgere in noi in qualsiasi momento. Questa disciplina è importante ed utile in diversi momenti della vita e può avere diversi risvolti applicativi. Negli ultimi anni si parla sempre più di meditazione e pratiche che aiutano la persona a concentrarsi sul momento presente, senza perdersi nei propri pensieri. I campi applicativi sono molteplici, dalla scuola, alle grandi aziende. Uno dei campi che ancora è in fase di sperimentazione è l’ambiente detentivo, che come già sappiamo porta con sé diverse problematiche che spesso si ripercuotono nella vita degli individui.

La lunga permanenza in carcere e l’isolamento possono portare oltre che ad una sintomatologia fisica, delle difficoltà a livello psicologico e sociale, una delle maggiori problematiche da questo punto di vista, sono lo svilupparsi di sintomi ansiosi, depressivi e difficoltà di relazione una volta che si è scontata la pena. Un altro problema non di minore importanza è lo svilupparsi di problemi legati al sonno, quindi tutte quelle tematiche relative all’addormentamento, a precoci ed improvvisi risvegli notturni. Questo tipo di difficoltà può essere dovuta ad una molteciplità di fattori, quali i rischi dell’isolamento, il senso di colpa per quello che si è fatto, il pensiero di quello che accade fuori e la preoccupazione di quello che ci si aspetta una volta scontata la pena. Inoltre sono fattori da considerare anche i rumori statici ed il silenzio che urla all’interno del carcere, questo fa si che ci sia un uso spropositato di sonniferi, ansiolitici ed antidepressivi. Come si accennava all’inizio, la mindfulness si basa sul cercare di stare nel momento presente, aiutare la persona a vivere con consapevolezza ogni momento della propria vita, sia questo caratterizzato da momenti di calma o da momenti di paura, di attesa per quello che può accadere. Si cerca infatti di non dare troppo peso al pensiero e a stare nel qui ed ora. Certo questo non risulta per niente semplice neanche nella vita al di fuori dalle mura e ancora più difficile è cercare di soffermarsi nel momento presente in un contesto cosi complicato, nel quale si ha tempo, troppo tempo per stare e lasciarsi trascinare dai propri pensieri. Un altro problema da non sottovalutare è quello del sovraffollamento e tutti i disagi che questo può portare come ad esempio non avere momenti tranquilli o attese particolarmente lunghe. La mindfulness in questo caso potrebbe essere utile per vivere ogni momento con più consapevolezza, essere presenti nel proprio tempo. Questo articolo vuole essere una riflessione sui benefici di questa disciplina, in Italia purtroppo c’è ancora poca informazione ed è tutto in fase di sperimentazione. Sono state fatte delle esperienze positive a Roma e Milano, ma ancora c’è tanta strada da fare, vista la delicatezza del contesto e delle diverse situazioni che sono per tutti uniche e diverse.

Libro: Oltre a sorvegliare e punire. Esperienze e riflessioni di operatori su trattamento e cura in carcere. ( Curatore: D.Pajardi): Il volume cerca di dare voce a diversi operatori sulle principali problematiche della vita detentiva- praticamente sconosciuta alla gente comune che se la rappresenta solo grazie ai mass-media – e della condizione del detenuto in carcere, nonché sulla condizione degli operatori penitenziari nel loro poter svolgere un’azione di trattamento e non solo di custodia.

Silvia Corvetto

Contattaci

Seguici sui social